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MOZAYK PAPER – FC CLIVENSE, “The Phoenix Club”. Di Matteo Fezzi*

Potremmo raccontarvela come una telecronaca, tanto i fatti risultano incalzanti e al cardiopalma. Per tutti noi, tifosi e innamorati del ChievoVerona, quella del 2021 è stata un’estate di appassionata sofferenza, una vera e propria via crucis. Ma, lo sappiamo, tutte le cose belle e grandi richiedono un poco, almeno, di sacrificio…

Ci eravamo lasciati con il “nostro” Chievo a maggio scorso sul manto erboso del Penzo di Venezia, pensando all’ulteriore anno in serie B che ci attendeva. In effetti, un mezzo fallimento, ma ancora non potevamo immaginare quello che, di lì a poco, sarebbe accaduto.

La B sarebbe stata, davvero, un fallimento?

Venezia-ChievoVerona 3-2 d.t.s… questo è stato il risultato finale di quell’incontro, con la rimonta dei lagunari che, due settimane dopo, avrebbero festeggiato il ritorno in A dopo 19 anni dall’ultima volta – era il 2001 -, lo stesso anno in cui anche il ChievoVerona esordiva nella massima serie: una matricola, l’inizio di una favola.

La favola, appunto, è ormai storia del calcio italiano ed internazionale. 17 stagioni consecutive in Serie A, esclusa la stagione 2007-2008 che vide i gialloblù in B. Poi è di nuovo A (2008-2009), grazie ad un grandioso Sergio Pellissier; il capitano, che segna ben 22 marcature, riportando la squadra tra le grandi.

A seguire altre 11 stagioni consecutive in Serie A, fino alla stagione 2018-2019, “l’annus horribilis”, iniziato con una penalizzazione di 3 punti, per un problema plusvalenze fittizie, ed una classifica penosa sin da subito. Il Chievo chiude quella stagione con 20 punti sul campo ed una retrocessione che sa di fine ciclo. I due anni successivi in B sono buoni, ma non abbastanza per riottenere la A.

I nodi vengono al pettine nell’estate 2021, quando la Covisoc non permette al Chievo l’iscrizione in Serie B per la stagione 2021-2022: il Consiglio Federale, seguendo le linee tracciate dalla Covisoc, boccia il Chievo che è costretto a ricorrere al Collegio di Garanzia del Coni. Il problema sono i debiti accumulati dalla stagione 2014, non rateizzati in modo corretto; debiti difficilmente sanabili, ingenti. Stiamo parlando di circa 40 mln, di cui 3 mln spettano al Comune di Verona per l’affitto dello Stadio Bentegodi.

Difficile davvero uscire da questa situazione! I ricorsi non bastano, il problema è, evidentemente, troppo rilevante. Coni, Tar e Consiglio di Stato mettono una pietra pesantissima sul Chievo, di fatto scrivono la parola fine su 91 anni compiuti di storia calcistica, con il Chievo Verona escluso dai campionati professionistici.

Ed ecco, è qui che entra in campo nuovamente Sergio Pellissier, l’allora capitano del ChievoVerona, che aveva appeso gli scarpini al chiodo nel 2019 ed era entrato da Direttore Sportivo a far parte della dirigenza del Chievo. Esperienza durata poco: Pellissier trova un ambiente diverso da quello delle origini: lascia la carica e diventa Direttore Generale del Rovigo in Prima Categoria.

Fino alla fatidica estate 2021, l’avvio di un’altra favola. Sergio Pellissier non può stare a guardare, non può immaginare che nel Calcio non ci sia più “un Chievo”. Con Enzo Zanin, vecchia conoscenza dell’ambiente calcistico veronese ed ex portiere del Chievo – dal 2019 responsabile della Divisione Phoenix Sport Management in Phoenix Capital – fonda una nuova società: la FC Chievo 1929.

Nel frattempo, Luca Campedelli, patron storico dell’A.C ChievoVerona, rilascia alcune dichiarazioni su possibili collaborazioni con Pellissier, per il bene del Chievo. Ma dopo una settimana, lo stesso Campedelli esce allo scoperto con una diffida nei confronti della neonata società dilettantistica. “Divieto di utilizzare il 1929”, così potremmo riassumere. Pellissier cambia il nome in FC Chievo 2021, ma ancora non basta, ora è il nome “Chievo” a non poter essere utilizzato.

Lo scorso 16 settembre, la presentazione ufficiale alla Stampa dell’FC Clivense. Clivense dal nome del tifoso, cioè letteralmente, “di Chievo”, ricordando a tutti, per restare nell’etimologia, che Chievo deriva dal latino “clivius”, ovvero “collina”.

Il progetto – sottolinea Pellissier – nasce dalla volontà di riportare il Chievo tra i grandi, magari in C o in B nell’arco di cinque anni, dopo aver ottenuto la D. Questo con l’appoggio della città, del sindaco di Verona, Federico Sboarina e del presidente della FIGC, Gabriele Gravina.

«Un progetto ambizioso che nasce dal basso, dalle persone. Un progetto importante, mi è sempre piaciuto sognare in grande – sottolinea il presidente/giocatore Sergio Pellissier -, ma che parte con grande umiltà, coraggio ed entusiasmo. Un’iniziativa che ha già saputo convogliare attorno a sé e motivare tantissime persone: dai vecchi compagni di squadra, alle istituzioni, dalle imprese ai tifosi. Volevo che quell’idea di calcio per cui ho sempre “giocato” non si perdesse. La Clivense sarà una società che crescerà con le persone e che vuole far crescere le persone che ne condividono visione, ideali e alti obiettivi. Un progetto di ampio respiro o sostenibile e maturo. A piccoli passi, con una programmazione seria. L’obiettivo è tornare in cinque anni fra i professionisti».

All’inizio di settembre del 2021 la scelta dell’allenatore, Riccardo Allegretti, ex giocatore e, nell’ultima stagione, mister della primavera del Monza. Passione e pazzia, il binomio vincente che lo ha convinto, dice Allegretti, ecco le ragioni della sua catabasi in terza categoria, “una discesa da vivo” nell’ultima serie del calcio italiano. Da qui, i provini per ingaggiare da zero la nuova rosa. Da 150 (circa) candidati a una rosa di 22, ragazzi che amano il calcio, la fatica, il sacrificio: ragazzi che “di giorno” lavorano, la sera si allenano e il sabato giocano.

Il debutto lo scorso sabato 25 settembre. Debutto vincente: è il via di una stagione di sacrificio e di amore puro, con gente da Chievo, gente clivense, per rifarci al nome della nuova squadra.

Si parla anche di un ritorno apposito dal Brasile di Luciano, di Frey e di Squizzi, amici e giocatori che hanno fatto la storia dei gialloblù.

Dimenticavo, ora i colori ufficiali, sono il bianco ed il blu, i colori storici del Chievo. Li ritroviamo anche nello stemma, insieme alla diga del Chievo, simbolo del quartiere che tanto ha fatto innamorare del pallone l’Italia. Accanto alla diga, un pallone amaranto, in stile vintage.

E come la fenice risorge dalle ceneri, così rinasce anche il Chievo – ora FC Clivense – perché una squadra che ha fatto la storia del calcio non potrà mai morire davvero.

Perché il Chievo è amore puro: è un quartiere, una città. Ma, soprattutto, è gente speciale.

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* Studente, frequenta il quinto anno del Liceo Classico alle Scuole Stimate di Verona. Grande appassionato di calcio, da sempre tifoso del ChievoVerona. Oggi, tifosissimo dell’FC Clivense.

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